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Celebrazione del 4 Novembre 2016

La memoria recuperata è premessa imprescindibile per costruire il presente e fondare il futuro.

 

Cari concittadini,

la giornata del 4 novembre che siamo soliti celebrare presso il monumento ai caduti di tutte le guerre, per onorare quanti col sacrificio del proprio sangue hanno reso possibile l’Unità della Nazione, quest’anno assume per la nostra comunità una particolare rilevanza storica che sentiamo doveroso sottolineare, sia pure in maniera sobria: il 70° anniversario della Ricostituzione del Comune di Capodrise.

Nell'anno 1946, dopo circa 18 anni di annessione al Comune di Marcianise, la nostra cittadina riacquistava la propria autonomia amministrativa: <<C'era tutto da fare daccapo, eppure il Comune esisteva>> ebbe a dire l'allora Commissario prefettizio

Dante Delli Paoli.

Tralasciando le liturgie collettive del passato, per non scivolare in languidi ricordi o pallidi esercizi di retorica, occorre evidenziare l’innegabile correlazione politica tra il principio di Unità Nazionale e quello di autonomia locale, che impone alcune brevi riflessioni.

L'Unità di una Nazione è possibile solo quando non sono mortificate le specificità delle singole identità locali; esse ne rappresentano la bellezza, quale si può ammirare in un giardino variegato di fiori, oppure nell’armonia di un corpo le cui membra svolgono funzioni diverse a servizio dell'unità del corpo stesso.

Questo principio elementare, direi quasi naturalistico, è stato completamente soffocato ed immolato sull'altare dell'economia e del tecnicismo.

 La nostra Nazione e l'Europa stessa sono attraversate da due forze contrapposte:

quella centripeta, che impone unioni forzate calate dall'alto prive di qualsiasi visione politica, e quella centrifuga che tende ad allontanare Popoli e Nazioni, alimentata dall'egoismo e dall'indifferenza. L'idea di Nazione, intesa come identità culturale di un popolo, sta cedendo lentamente ed inesorabilmente il passo ai vari rigurgiti di nazionalismi; la paura per il futuro ha messo in fuga perfino la speranza ed è divenuta incubatrice di frammentazioni.

Le ideologie qualunquistiche ed individualistiche di cui siamo imbevuti, fuggendo le responsabilità, hanno prodotto nelle nostre esistenze la frantumazione dei rapporti personali e comunitari, ed hanno riempito il loro vuoto culturale di nauseabondi sapori, ed omologato idiomi urlati privi di un sapere integralmente umano, con l'unico obiettivo della liturgizzazione delle masse.

Lo spettacolo ludico della politica circense a cui siamo costretti ad assistere quotidianamente, oltre a produrre un deficit di cittadinanza ha contributo a rafforzare il declino politico ed economico non solo dell’Italia ma dell’Europa stessa, e ha consegnato alle nuove generazioni, private del futuro e costrette ad abitare un presente sterile, una visione pessimistica della storia. I nostri figli che si affacciano alla vita sociale e politica, attendono da noi una ragione di speranza, un presente che non sia un semplice flusso di accadimenti all’interno di una storicità chiusa su se stessa, un presente che sia aperto alla novità della condivisione e del bene comune.

Lo possiamo realizzare solo recuperando la nostra memoria comunitaria, scevra di ogni retorica, facendo nostri gli ideali più nobili che hanno acceso gli animi delle generazioni che ci hanno preceduto, additando il loro esempio e la loro testimonianza come modello da seguire. Un popolo una comunità, privi di memoria, sono come un albero senza radici, una casa senza fondamenta.

Dopo la stagione dei diritti occorre recuperare la stagione dei doveri, mediante una integrale assunzione di responsabilità, se vogliamo liberarci dalla banalizzazione del quotidiano ed uscire dalle tenebre che ci avvolgono per rivedere la luce; occorre, altresì, che una nuova “fede” umana e temporale, essenzialmente laica, conquisti completamente le nostre coscienze e le nostre intelligenze. Abbiamo bisogno, infine, di un nuovo paradigma culturale e politico capace di superare le dualità laceranti che affliggono la nostra società e rendono le nostre convivenze sempre più liquide; abbiamo bisogno di una nuova carta morale, vero fondamento della democrazia, che mantenga viva concretamente l’unità di popolo, attraverso l'adesione di spiriti liberi che sappiano ritrovare il senso civico e l’orgoglio di servire la propria comunità. Solo declinando questi principi nella nostra vita, sul posto di lavoro, nel nostro gruppo piccolo o grande che sia, saremo fieri di appartenere alla nostra Nazione e degni di essere chiamati uomini liberi.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 07 Novembre 2016 13:31)

 

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